Motivati ad Apprendere: Gestire e Organizzare la Formazione nei contesti di Povertà Assoluta

Quando si parla di formazione, spesso, si sottovalutano alcuni aspetti. Oltre ai contenuti e alle modalità con le quali è erogata, bisogna anche individuare il luogo adatto, offri- re la giusta strumentazione e fornire i servizi essenziali. L’organizzazione è un fattore fondamentale perché il processo di apprendimento Sia facilitato. Così come la capacità di adeguarsi ai diversi contesti culturali. Tutti elementi che conosce bene chi opera in una Global charity all’interno di Paesi e aree dove le persone vivono situazioni di estrema povertà, le infrastrutture solo pressoché inesistenti e in cui bisogna adattare le attività formative alle lingue e alle realtà locali. 

Parlare di logistica della formazione vuol dire approfondire l’organizzazione dell’apprendimentoattraverso una serie di attività tradizionalmente considerate meno ‘nobili’, come per esempiol’individuazione del luogo, dell’accoglienza, della strumentazione, della connessione a internet, deimateriali e dei servizi correlati (ristorazione, assistenza ad hoc, ecc.). Queste e molte altre attivitàsono in realtà altrettanto importanti rispetto ai contenuti della  formazione,  alla  modalità  e  alletecniche di presentazione e coinvolgimento dei partecipanti, in quanto fondamentali per il suosuccesso. Purtroppo, però, rimangono ancora troppo spesso sottovalutate. La mancata piena soddisfazione di quei bisogni  e  di quelle aspettative, che lo psicologo statunitense Frederick Herzbefg (1923- 2OOO) catalogherebbe tra i “fattori igienici”, può generare un malcontento capace di trascinare con sé l’intera esperienza formativa. Eppure, è agevole comprendere quanto il processo di apprendimento sia facilitato –risultando diconseguenza più qualitativo– quando è possibile operare in ambienti ben organizzati, confortevoli eprovvisti di materiale didattico aggiornato. Al contrario, raggiungere scomodamente il posto  in cui è erogata la formazione, in spazi poco consoni e poco accoglienti, con un servizio inadeguato, non aiuta ad aprirsi allo studio e alla comprensione, dal momento che l’attenzione è, in parte, sviata dalle carenze che ognuno riscontra. Chi opera in una Global charity tocca quotidianamente con mano questa criticità ed è in grado diaffermare con assoluta certezza quanto sia centrale il tema della cura dei vari aspetti della logisticadella formazione. Nel caso di Compassion, per esempio, si tratta dell’erogazione di così, in oltre8mila centri, in 25 Paesi tra i più poveri al mondo, caratterizzati da molteplici etnie e culture. Il modello educativo proposto nel nostro caso è quello della scuola con orientamento professionale, teso cioè a uno sviluppo cognitivo, intellettivo, psicologico, sociale, civile e morale di bambini e bambine, ragazzi e ragazze che vivono nei centri dalla prima mattina al pomeriggio inoltrato. Questi giovani, provenendo da situazioni disagiate e di povertà estrema, non solo economica (internazionalmente misurata in una disponibilità complessiva, per vivere, inferiore a 2 dollari al giorno), hanno un’insaziabile sete di conoscenza, ma anche un grande bisogno di vivere la loro età con leggerezza, confronto e ascolto. Nonché di modelli di adulti diversi da quelli che spesso si trovano in famiglia e nelle strade delle township, dei sobborghi o dei poveri agglomerati dove abitano, in cui è rilevante la presenza di violenza di ogni tipo (sopraffazione ,alcolismo e droghe), generata spesso da ignoranza e povertà culturale. È fondamentale, quindi, dar loro un’educazione orientata all’uguaglianza, al rispetto reciproco, alla fiducia in sé e negli altri, alla speranza nel miglioramento delle proprie condizioni di vita attraversolo studio, l’impegno, il lavoro, la serietà e la dirittura morale. Tutto ciò serve a tenerli lontani da altrigravi aspetti della povertà, come quella psicologica, spirituale, fisica e sociale e a far sbocciare i loro talenti, per affrontare positivamente il mondo in cui vivono e quello lavorativo.

Supportare La qualità della formazione attraverso La logistica

Appare ovvio che, per raggiungere questo importantissimo risultato, oltre a una buona qualità della formazione – intesa come contenuti, metodologie, comunicazione e capacità di coinvolgimento– occorre anche una robusta e molto ben organizzata logistica, che sia in grado di supportare la qualità dell’attività, superando, anche quotidianamente, ostacoli che nel ‘ricco’ mondo occidentale non troviamo più da tempo e in alcuni casi non abbiamo incontrato mai. Mi riferisco, per esempio, alla possibilità di raggiungere i centri (che di fatto sono scuole)attraversando fiumi o corsi d’acqua (pure in piena), con mezzi insicuri, a remi o trainati da corde, oppure percorrendo strade sterrate piene di buche e fango, magari non illuminate, nel nulla e su mezziche noi occidentali non useremmo neanche per pochi chilometri in città. Ma il riferimento è anche al fatto di dover raggiungere la scuola all’interno di township particolarmente pericolose (situazione pressoché normale). In questi luoghi è necessario, giornalmente, far arrivare: educatori, addetti per i servizi di cucina e di pulizia, personale sanitario, manutentori (ogni centro ha circa 300-350 ragazzi e un infermiere, e agli studenti sono preparati, ogni giorno, colazione e pranzo, che restano spesso gli unici pasti della giornata), materiale didattico (anche strumenti musicali), giochi e oggetti per evenienze più disparate. Affrontare la questione logistica vuol dire anche prendersi cura delle classi, degli uffici e dellaloro manutenzione a livello di struttura. Quelli più belli e funzionali sono in mattoni grezzicon tetti in lamiera, aperti sopra e ai lati. Ma ce ne sono anche in legno o in fango seccato efoglie di palma, così come di banano; finanche soltanto con il tetto in legno o con foglie,completamente aperto, e quasi mai pavimentati. È facile immaginare lo stato di banchi, sedie,lavagne, scrivanie e archivi. Per non parlare dell’accesso a internet –vera e propria rarità inmolti casi– anche se in ogni Paese dove è presente Compassion si stanno facendo salti mortaliper avere una connessione, ancorché debole e ‘ballerina’. A tal proposito, è utile ricordare come in alcune strutture siano stati creati dei Computer Lab, presi ovviamente d’assalto dai bambini, dai ragazzi e dal personale del centro! Va da sé che guardare tutto questo con i nostri occhi è diverso dal guardarlo con quelli di chi vive insieme con otto-10 persone in una baracca di pochi metri quadri, dove, per esempio, acqua potabile, luce e gas sono un lusso e ci si trova in uno stato di povertà estrema. Eppure, lafunzione educativa, il processo di sviluppo intellettivo e di crescita civile e sociale passa anche dalla cura di questi aspetti, perché trasmette attenzione, ascolto e rispetto nei confronti di tutti. E talvolta a occuparsi di alcune questioni logistiche sono gli stessi ragazzi –ancorché non di norma– sottolineandone la funzione formativa civile e sociale. Parte significativa dell’organizzazione sono, ovviamente, i bagni e gli spazi dedicati ai giochi.Specialmente l’acqua corrente, che spesso è disponibile solo fuori dalle abitazioni ed è condivisa contante famiglie (aspetto che consente un grande miglioramento delle condizioni igieniche, soprattutto deipiù piccoli). Non credo di dover sottolineare l’importanza educativa complessiva dei giochi, soprattuttoper i valori a questi collegati. Basta evidenziare il fatto che, da sempre, essi sono utilizzati, in varieforme e modalità, in moltissime iniziative di formazione manageriale e non, alcune anche moltocostose (penso alle regate in barca a vela nell’ottica del team building), in cui sono particolarmentecurate le fasi della comunicazione  delle  regole,  dell’osservazione dei comportamenti e del debriefing finale, individuale e collettivo.

 L’ efficacia della comunicazione nei progetti formativi

Bisogna ora menzionare un ulteriore importante elemento di attenzione, molto presente nelle  Global  charity  e che, in parte, le accomuna alle grandi corporation internazionali: la questione dell’efficacia e della qualità della comunicazione nella realizzazione di un medesimo intervento formativo in tutte le sedi del mondo. Se si vuole che migliaia, o decine di migliaia, di persone apprendano le stesse cose, serve trasferire gli stessi contenuti, facendo molta attenzione alla cultura comunicativa locale e, ovviamente, al reale significato delle parole in quei contesti. Questo concetto appare relativamente semplice da applicare nel caso di processi lavorativi unici per tutti (si pensi a una nuova versione di un software o di un sistema di contabilità), ma lo è molto meno quando i contenuti della formazione non sono ovunque identici, poiché i Paesi hanno culture e lingue molto diverse tra loro o, addirittura, più lingue e culture al loro interno (l’India, per esempio, ha 23lingue ufficiali censite e moltissime non ufficiali). Qui entra in campo il tema della motivazione edella formazione degli insegnanti. Mentre la prima è certamente elevata di per sé nei docenti e neidiscenti, sia per il lavoro che si svolge sia per ciò che questo rappresenta per i singoli ragazzi e  per  lo  sviluppo della comunità in cui si opera, l’efficacia e la qualità della comunicazione dei contenuti(e dei valori) che si vogliono trasmettere è da costruire in modo coerente alla lingua, alle culture e alle etnie presenti in quella particolare realtà.  Stiamo parlando di logistica della formazione o di metodologie formative? Per noi del cosiddetto‘mondo sviluppato’ potrebbe essere un fatto  scontato.  Si scelgono i formatori che si ritengonoadeguati per quello che serve: basta cercarli, poi si organizzano un paio di incontri di allineamentoed è fatta (talvolta ci troviamo con qualche sorpresa, è vero, ma raramente). In realtà, al pari diquelli già descritti, questo tema –che è un importante fattore igienico della formazione–  deveessere curato con grande attenzione, perché non c’è un ‘mercato’ di formatori e queste figuredevono essere create. Lo stesso vale per le metodologie adeguate ai vari contesti. E per farlo civogliono anni. La realtà che rappresento, per esempio, esiste e opera dal 1952 e ha sviluppato unagrande esperienza e competenza in questo campo, ma anche questa, a mio avviso, è logistica dellaformazione.

La pandemia ha rallentato i percorsi di  sviluppo

Tutto quanto detto riguarda il periodo pre covid, quando nulla lasciava presagire che una pandemia avrebbe sconvolto l’intera umanità ed era possibile stabilire e sviluppare rapporti umani in presenza e raggiungere qualunque luogo senza nessun vincolo. Oggi le cose sono notevolmente cambiate el’emergenza sanitaria ha generato un vero dramma educativo, soprattutto nei Paesi poveri. Tanticentri di formazione delle Global charity sono stati chiusi. Al fine di sopperire a questa situazione critica, in cui i ragazzi rimanevano isolati nelle loro abitazioni e interrompevano lo studio e i rapporti sociali per intere settimane, abbiamo deciso di concentrare le energie, oltreché sul contrastare e combattere la pandemia, proprio nello studio, tentando di mantenere le condizioni minime anche i giovani protessero continuare a formarsi e relazionarsi. Abbiamo sviluppato alcuni progetti di laboratori di informatica, permettendo di accedere da remoto alle attività e mettendo a disposizione le strutture necessarie anche i nostri ragazzi fruisserocomunque, per quanto possibile, dell’istruzione a distanza. Le lezioni sono proseguite attraverso canali radiofonici o utilizzando i 140mila volontari e le migliaia di collaboratori come ‘messaggeri di conoscenza’, per portare le indicazioni dei docenti nei luoghi dove vivono gli studenti e viceversa. Ovviamente vi è stato un forte rallentamento del processo di apprendimento, di formazione, disviluppo e di socializzazione, oltre a essere aumentato il tasso di abbandono nei centri rispetto al periodo pre covid. Fonti Onu riferiscono di milioni di bambini e ragazzi, a livello mondiale. Per quanto, a nostra direttaconoscenza, ciò trova prevalentemente ragione nel fatto che molte famiglie, avendo perso il lavoro,hanno chiesto aiuto ai loro figli anche per procurarsi il cibo giornaliero, talvolta pure trasferendosi altrove. Di conseguenza, i ragazzi non possono frequentare i centri aperti o dedicarsi allo studio, rinunciando così non solo alla loro formazione, ma anche alla crescita psicologica e sociale che l’interazione con i propri coetanei –seppur giocosa– comporta. Lo sforzo si è concentrato anche sulle modalità di contrasto alla pandemia, con veri interventi formativi e informativi nelle varie comunità, con il sostegno alle famiglie dei nostri giovani, continuando a distribuire milioni di pacchi alimentari e –grazie a questo– il processo di formazione è proseguito, seppur con un forte rallentamento. Ora che si sta vivendo un periodo di ‘normalizzazione’ dell’emergenza, i centri hanno riaperto quasi ovunque. Grazie alla concentrazione della maggior parte del fundraising nellaformazione, nella sua logistica, nella distribuzione dei generi alimentari, nella vigilanza e nellaprevenzione sanitaria, siamo fiduciosi che, con l’aiuto della generosità dei sostenitori, sia possibile riagganciare il grande percorso di sviluppo e crescita delle scuole e dei ragazzi. Tuttavia, come ci ribadiscono le fonti delle Nazioni unite, per il recupero del danno formativo alivello mondiale sarebbe necessario un impegno economico e sociale ben diverso da quellovisto finora. Operiamo anche perché questo accada.

Roberto Savini Zingrandi, “Persone & Conoscenze”, Marzo 2022

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